BISANZIO

SINOSSI: Italia. Prossimo futuro. La Legge G 1:27 vieta alle donne di praticare qualunque forma d’arte. Pena la reclusione. La loro unica speranza è raggiungere la nuova Bisanzio, una meta sconosciuta agli uomini dove le donne sono libere di essere sé stesse. Ma durante il viaggio verso Bisanzio alcune di loro vengono uccise dai cacciatori di artiste sotto lo sguardo indifferente dello Stato.

“Bisanzio è il frutto di un viaggio interiore alla ricerca della propria identità in un mondo che ci incatena con etichette e stereotipi; un mondo che, per quanta libertà abbia raggiunto, è ancora la culla di una cultura maschilista intrinseca in tutti noi: uomini, donne, occidentali e orientali, eterosessuali e omosessuali. In Bisanzio l’arte si mostra come uno dei possibili vaccini contro il maschilismo, riuscendo a trovare il bello dove il maschilismo disprezza. Bisanzio non è contro gli uomini ma è un progetto che vuole far riflettere su quanto tutti noi siamo influenzati dal maschilismo e su come il nostro pensiero di tutti i giorni ne sia contaminato. Essere contro il maschilismo non significa essere contro gli uomini, ma essere contro un pensiero che discrimina tutto ciò che rimanda al femminile. Tutto è sbocciato dal significato della parola “Bisanzio”, la porta verso l’Oriente, che sulla Via della Seta era il più importante punto di incontro tra culture diverse: Occidente e Oriente. Culture che si contaminavano tra loro generando il “nuovo”. Questa possibilità di incontrarsi, di scambiarsi reciprocamente delle visioni, di creare nuovi punti di vista, ha dato lo stimolo per trattare il tema dell’arte e per riflettere su quanto essa regali all’artista e allo spettatore. La fotografia degli esterni è caratterizzata da campi lunghi per rappresentare la difficoltà dei personaggi nel fuggire da qualcosa di pericoloso che le sta inseguendo, qualcosa più grande di loro: la Legge. Invece negli interni predominano inquadrature ferme, con campi stretti e primi piani per interpretare la manipolazione psicologica che vivono le tre protagoniste. Le tre protagoniste sono sempre illuminate da una forte luce proveniente dall’alto quasi a voler dar loro la protezione di un’entità superiore, e per suggerire che siano loro le portatrici di luce. D’altro canto, il Cacciatore è sempre in ombra, come lo saranno in seguito le tre donne durante la manipolazione psicologica di quest’ultimo. La scelta di utilizzare la voce fuori campo è data dal fatto che l’antagonista non è reale, ma non è altro che la personificazione della Legge, del maschilismo, della paura che giace dentro le protagoniste. Il Cacciatore, non esistendo nella realtà della storia, ma essendo frutto della paura, si presenta con voce onirica e diabolica, traendo godimento nell’infliggere dolore. L’aspetto giovane del Cacciatore e la sua voce matura incarnano tutte le violenze di Anastasia subite nel corso degli anni da più uomini.  Il voice over rappresenta la potenza delle parole e la loro pericolosità se vengono utilizzate negativamente per attuare una manipolazione psicologica. Invece le tre donne non le sentiamo mai parlare, perché loro agiscono, tramutano i loro pensieri e parole in azioni. I costumi in stile gotico rivisitato rimandano ad un’epoca futura distopica, castigata e oscura, dove le donne vivono una situazione di profondissima oppressione. Ogni costume è una rivisitazione di un abito indossato dalla grande Marlene Dietrich, una delle donne più influenti dell’ultimo secolo.  Anche il trucco e parrucco dei personaggi principali è ispirato ad una delle artiste più influenti del panorama musicale italiano; Patty Pravo. Patty Pravo ha dato un’idea di femminilità moderna che ha aiutato in parte a liberare le donne italiane. Con Patty Pravo, la donna diventa provocante e perde quell’aria angelica che fino ad allora era ancora molto predominante. Una donna resiliente, come il personaggio di Anastasia, capace di risorgere dalle proprie ceneri per tornare a brillare ancora. Il tempo in cui si svolge la storia non è specificato. Infine, la storia è ambientata in un futuro distopico non precisato per due ragioni: a) incarnare la lunga vita del maschilismo che perdura dai tempi antichi fino ad oggi, b) perché in realtà Bisanzio è un viaggio da percorrere dentro noi stessi.” Davide Como.

Bisanzio è il terzo capitolo della Trilogia sull’Identità. Nel cast figurano Liliana Linciano, Angela Lello, Elisa Angelelli, Iacopo Cicconofri, Chiara Polencic, Giusy Carfora e con la straordinaria partecipazione di Victor Carlo Vitale. La colonna sonora originale è di Raffaele Petrucci. Prodotto da Davide Como e Poliarte Accademia di Belle Arti Design. Con il patrocinio gratuito di Calliope BPS, Snoq Osimo, AMAD associazione multietnica antirazzista donne, Marche Pride, Accademia56, Petrucci Studio e Cahiers du Cinéma-Espressione Image Fabriano. L’illustrazione del poster è una creazione dell’artista Ava Kerry.

“Bisanzio, le donne e le discriminazioni. Nel corto di Davide Como il viaggio alla scoperta della propria identità”. èTV MARCHE

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